chiesettaSe è vero che il cuore della Contrada è, oggi, individuabile nella centralissima Via Garibaldi,è altrettanto vero che, da sempre, il punto di riferimento più importante è la Chiesetta di Sant’Antonio abate, protettore degli Agricoltori e degli animali, situata là in fondo alla via e dalla quale la Contrada stessa ne trae il nome (un tempo chiamata Oratorio, cioè piccolo edificio, spesso annesso a chiese o conventi, per le riunioni dedicate alla preghiera).

Questo racconto, per la parte più antica, è tratto da una ricerca effettuata nel maggio 1916 da Don Giacinto Turazza (su incoraggiamento di S. E. il Cardinale Andrea Carlo Ferrari ed il gradimento del Prevosto pro tempore Don Ambrogio Prof. Colzani) e riportato, negli stessi termini con cui sono stati scritti i documenti dell’epoca, sul libro “Casorate Primo: Borgo e Plebania”, ristampato nell’ottobre 1996 per iniziativa del Prevosto Don Sante Torretta.

Per la parte contemporanea, questo racconto è stato scritto facendo riferimento ai documenti parrocchiali ed alla memoria storica dei contradaioli.

 

 

“ La Cappella è ancora là, in principio di Via Capo di Vico che cominciava dall’attuale ViaBorghetto. E sulla fronte del campanile il passante legge lo scritto: Questa Chiesa di Sito Antonio di diritto Patronato fu dotata dal fu Antonio de’ Continel giorno 1 ottobre 1376 .

Così viene affermata una verità storica ma la Chiesa viene edificata qualche anno dopo perchè l’ 1 ottobre 1376 è ilgiorno in cui l’Antonio Conte, ammalato, fece testamento nelle mani delnotaio pubblico, imperiali auctoritate AntonioBossi fu Giacomo e alla presenza dei testi Sac. Antonio deSeptimo, beneficiato in Besate, Socino Rossi, Domenico Lanfranchi, Giovanolo della Valle e di altri, tutti domiciliati inCasorate.

 

Con questo testamento, istituisce erede universale il figlio minorenne Franceschino e nel caso che il figliomorisse senza lasciar figli vuole ed ordina che la casa, dove egli giace infermo, composta dellacamera da letto e della cucina con sovrapposto terrazzo, sia trasformata in Cappella ad onore di Dio O.M., della B.V. Maria e del Beato Santo Antonio e di tutta la Corte celeste, ma che detta Chiesa abbia titolo di Santo Antonio. Assegna la dote in terreni di cui fa la descrizione; quanto poiall’elezione del sacerdote ufficiale o rettore, che deve essere buono e celebrare ogni giorno, stabilisce che intanto spetti alla moglie Bonetta in unione ai suoi cugini, Andriolo Crodari e Beltramino Conte.
Venuti a mancar questi ed anche due dei più prossimi agnati, il diritto di nomina doveva spettare, come infatti passò, al Podestà e Consoli, cioè all’amministrazione comunale.

Quando Franceschino Conte morì senza lasciar figli, gli ordini del testatore furono tosto eseguiti; la casa fu trasformata in Chiesa, cuifu assegnato il Cappellano. Quanto all’esercizio di patronato da parte del Comune trovai, fra le altre note nell’Archivio di Stato, una lettera del Podestà scritta circa il 1470 al Governatore di Milano, cioè: la cappella de sancto Antonio nel luocho de Casorà p. Obitum quod. Dim pbri xpofori a sancto agostino, la quale è iurispatronato et la nominatione della cappella specta al potà, con. Et homes dessa terra, per la qual cosa si supplicano alla s. p. digna esser contenta che dicti homes como paroni con buona gratia di d. s. possano nominare in priore ad essa cappella persona idonea et ad loro grata como potuto fare p. il passato (cfr.Comuni – cartella n. 21. P.A.).

Nel giorno 1 settembre 1597 fu fatta ricognizione e la annotazione di un gran numero di insigni e rare Reliquie, in parte donate dal Signor Cesare Croce ed altre, fra le quali la testa di S.Matteo evan-
gelista, avute da Fra Felice della Chiesa di San Francesco di Milano. Altre poi, fra le quali tre teste di compagne martiri di S. Orsola, portate da Colonia nel 1580 da Adriano Verbecco gentiluomo di Sua Maestà presso il Governatore (Archivio Arcivesc. Seg. X vol. 5.).

Il Cardinale Federico Borromeo, con l’atto di visita del 15 febbraio 1605, ci fa conoscere che dette Reliquie erano ben disposte in una cassa di legno di cipresso, formata in maniera di icona, e custodite in un armadio presso l’Altare in latere evangelii, e che davanti esse ardeva di continuo la lampada per cura del cappellano di allora Giovanni Pietro Santagostino.

Quelle Reliquie venivano esposte alla venerazione dei fedeli nelle solennità di Pasqua, di Natale e di Sant’Antonio, avendo anche Clemente VIII° conceduto ad decennium alla Chiesetta l’indulgenza plenaria nei giorni di Sant’Antonio e seconda festa di Pasqua.

Le carte del seicento ci avvertono che la Chiesa guarda ad occidente, è lunga cubiti 21 e larga 17. Le pareti sono in parte dipinte: su quella dell’Altare si vedono le immagini della Beata Vergine Maria, dei Santi Barnaba, Domenico, Francesco, Fermo, Dionisio e Antonio; che l’Altare ha per pala una tavola con le immagini di Maria col Bambino, di Sant’Antonio abate e di Santo Stefano.

pala Sulle pareti nord sono raffigurati, oltre che la Madonna, S.Rocco, San PietroMartire e S.Lazzaro.

Né voglio tacere la notizia che a quei tempi nella festività di S.Antonio (17 gennaio) il concorso dei devoti era grandissimo ed i bergamaschi, che in questa regione tengono armenti e gregge, offrivano vitelli e porchi, le quali offerte restavano al Cappellano per la manutenzione e decorazione della Chiesa stessa.

Nel 1894 la Chiesetta fu dotata di due campane, di dimensioni diverse (opera della Fonderia F.lli Barigozzi), sulle quali sono raffigurate in rilievo la Madonna e Sant’Antonio e le scritte: Sant’Antonio ora pro nobis (quella più grande); Santa Maria ora pro nobis (quella più piccola). Di questo Oratorio, per motivo del suo patrimonio fondiario, nei documenti pubblici si fa frequente memoria fino agli ultimi anni del secolo XVIII ”.

 

Qui termina il racconto di Don Giacinto Turazza ed incomincia quello dei giorni nostri.

 

Nel 1931, questa antica Chiesa, col contributo di tutto il popolo, fu restaurata e decorata in occasione della visita pastorale di S.E. Il Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, avvenuta il giorno 11 ottobre dello stesso anno (così si legge sula lapide posta su di una parete in fondo alla Chiesetta).

In quel periodo, la domenica successiva al 17 gennaio la Chiesetta rimaneva aperta tutto il giorno ed alle ore 10 vi si celebrava la Santa Messa solenne in onore di Sant’Antonio abate, protettore degli agricoltori e degli animali. Nei tre giorni precedenti, proprio per sottolineare la ricorrenza, venivano suonate a distesa le campane poste sul piccolo campanile.

Durante l’anno, si festeggiavano altre ricorrenze: il 15 gennaio ed il 26 luglio venivano celebrate due Sante Messe in onore rispettivamente di San Mauro e Sant’Anna le cui effigi sonotuttora dipinte sulla parete di fondo del presbiterio ai lati della nicchia del Santo protettore. La statua lignea di Sant’Antonio risale ai primi anni del XX secolo ed è stata lì collocata in sostituzione della pala, oggi visibile nella Chiesa Parrocchiale di San Vittore.

 

Col trascorrere del tempo, la mancata manutenzione aveva reso la Chiesetta tetra e insicura; la presenza di forte umidità aveva contribuito a cancellare quasi del tutto i dipinti.

 

Nell’ottobre del 1980, con la nascita della Contrada, i contradaioli diedero inizio a numerose iniziative con lo scopo dichiarato (e più tardi sancito nello Statuto) di raccogliere i fondi per le necessità della loro Chiesetta. Infatti, con il consenso del Prevosto pro tempore Don Severino Maestri, nel 1983 furono risanate le pareti interne ed esterne. Per volontà del successo-re, Don Sante Torretta, nel 1992 la Chiesetta fu nuovamente risanata nel suo interno mediante il rifacimento della soffittatura lignea.

 

Nel 1998, furono restaurate (ad opera di Luigi Percivaldi di Casorate) le statue dei Santi Antonio statue(sistemata all’interno della nicchia centrale dietro l’Altare), Mauro e Anna (poste su basamenti lignei ai lati dellanicchia centrale, proprio sotto a ciò che è rimasto dei dipinti che li raffigurano)Alle soglie del terzo millennio i contradaioli, volendo rendere omaggio alla Reliquia del Santo Protettore, in occasione della festa del 17 gennaio 2000 donarono alla Chiesetta un nuovo reliquiario, la Croce lignea (collocata a lato dell’Altare), un nuovo Calice e la Pisside. Inoltre, per non perderne la memoria, sulla parete di fronte all’entrata secondaria hanno esposto una riproduzione fotografica su tela dell’originaria Pala d’Altare.

 

Negli ultimi mesi dell’anno 2006, grazie anche al contributo della Fondazione Comunitaria della Provincia di Pavia, la Chiesetta fu nuovamente sottoposta ad interventi mirati:
rifacimento del tetto con posizionamento di impianto antivolatili e del pavimento rialzato su cui poggia l’Altare, risanamento parziale delle pareti perimetrali interne e la finestra situata sopra l’entrata principale fu abbellita con una vetrata artistica in grisaglia, raffigurante il volto di Sant’Antonio (opera di Clara Quattrini di Casorate).

altareNel mese di dicembre del 2008, grazie anche alla donazione di un casoratese, la Chiesetta fu
dotata di un nuovo Altare con la mensa in pietra; nella parte frontale è stato inserito il paliotto raffigurante le tentazioni di Sant’Antonio.

Al finire dell’anno 2011, dopo un lungo iter burocratico, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio e la Soprintendenza per i Beni Archeologici hanno rilasciato i pareri positivi per i lavori di manutenzione e restauro della Chiesetta

Con il conseguente benestare della Curia Arcivescovile di Mila-no, e con i fondi messi interamente a disposizione dalla Contrada Sant’Antonio, raccolti grazie alla generosità di molti, i lavori ebbero inizio il 10 aprile 2012 sotto la direzione dell’Arch. Giuseppe Maggi di Pavia.
Sono stati ultimati il 10 giugno successivo ed hanno interessato sia l’interno che l’ester-no della struttura (hanno lavorato: per la parte edile la Ditta Dall’Orto s.r.l. di Casorate – per la parte pittorica ed i restauri la Ditta D.M.L. Restauri e Decorazioni di Milano – per la parte lignea l’artigiano Domenico Dell’Aversana di Casorate).

All’interno sono state tinteggiate tutte le pareti, restaurati i due affreschi rimasti sulla parete di fondo del presbiterio, decorata la nicchia e l’edicola completandone la parte basamentale, in corrispondenza dell’Altare, col collocamento di pannellatura e seduta in legno. A lato, inserito il Tabernacolo ligneo originario, rintracciato dopo lunga ricerca e opportunamente restaurato (da Gabriele Vai di Bubbiano).
Sotto la pavimentazione esistente è stata riscoperta e recuperata quella originale, formata da pianelle in cotto; il restauro del pavimento ha comportato la creazione, nei pressi dell’altare, di un nuovo gradino per tutta la larghezza della Chiesetta.

Per rendere più funzionale lo spazio interno è stata collocata, in corrispondenza dell’accesso secondario laterale, una bussola con struttura lignea originale del secolo scorso. Sulla parete posteriore, ai lati della porta centrale, sono state collocate le icone della Via Crucis, recuperate dalla ex cappellina dell’Oratorio femminile Maria Bambina e posizionato il Gonfalone bianco/rosso della Contrada con dipinta l’effigie del Santo abate, segno di devozione e di richiesta di protezione.
Il bozzetto è stato realizzato nel 1980 dal pittore Giancarlo Cagnola e dal medesimo artista restaurato nel novembre 2000.
All’esterno, oltre alla pulitura ed al consolidamento di tutte le superfici (intonaci, cornici in cotto, davanzali, copertura del campanile e basamento della croce) sono state tinteggiate le facciate e rifatta la zoccolatura; attorno agli ingressi sono state realizzate cornici in intonaco.

Ora che la Chiesetta è nuovamente in stato di grazia, spetta ai contradaioli mantenerla sempre accogliente.